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Viteria e bulloneria strutturale

La gamma di viteria bulloneria strutturale comprende elementi di fissaggio strutturali, viti autoforanti PIAS® e sistemi speciali come BoxBolt. Soluzioni affidabili per garantire connessioni sicure e certificate in carpenteria metalliche e strutture ibride. 

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FAQ

Qual è la differenza tra assiemi HV e assiemi SB nella bulloneria strutturale?

Gli assiemi HV (UNI EN 14399) sono destinati a collegamenti a precarico. Sono composti da vite, dado e due rondelle, e richiedono un serraggio controllato per generare un precarico pari al 70% del carico di rottura della vite (classe 10.9). La resistenza della giunzione deriva principalmente dall’attrito tra le superfici collegate. Non sono riutilizzabili perché il precarico plastifica parzialmente i componenti. Gli assiemi SB (UNI EN 15048) sono invece destinati a collegamenti non a precarico. La resistenza dipende dal contatto diretto tra il gambo della vite e le lamiere (collegamenti a taglio). Possono essere usati con viti di varie classi di resistenza (4.6–10.9) e hanno filettatura più lunga, che offre maggior flessibilità ma anche spostamenti maggiori. A differenza degli HV, non richiedono serraggio controllato. 

Cosa significano le classi di resistenza delle viti (es. 8.8, 10.9, 12.9)?

Le classi di resistenza identificano in maniera univoca le proprietà meccaniche della vite secondo la norma ISO 898-1. 

  • La prima cifra moltiplicata per 100 indica la resistenza a trazione (Rm) minima garantita in MPa.  
  • Il prodotto della prima cifra × seconda cifra ×10 fornisce il limite di snervamento (Re o Rp0,2) in MPa. 


Esempio: 

  • Una vite 8.8 ha Rm = 800 MPa e Rp0,2 = 640 MPa. 
  •  Una vite 10.9 ha Rm = 1000 MPa e Rp0,2 = 900 MPa. 
  • Una vite 12.9 ha Rm = 1200 MPa e Rp0,2 = 1100 MPa. 


Questi valori definiscono il campo di utilizzo: più alta è la classe, maggiore è la resistenza meccanica, ma minore è la duttilità. Le viti di classi elevate (10.9 e 12.9) sono usate in applicazioni fortemente sollecitate, come accoppiamenti strutturali, motori, macchine e impianti, dove il rischio di snervamento deve essere ridotto al minimo.

Cosa significano le sigle delle classi di resistenza della viteria inox (A2-70, A4-80)?

Le viti in acciaio inox non seguono la classificazione ISO 898-1 (tipica per acciai al carbonio e legati), ma sono regolate dalla ISO 3506. 
La sigla si compone di due parti:

  1. Gruppo di acciaio (A, C, F, ecc.) e famiglia 
    • A1, A2, A3, A4, A5 → inox austenitici (i più comuni in edilizia e impiantistica). 
      • A2: inox Cr-Ni (tipico AISI 304) → buona resistenza alla corrosione in ambiente urbano/atmosferico. 
      • A4: inox Cr-Ni-Mo (tipico AISI 316) → resistenza superiore in ambienti marini, cloruri, industria chimica. 
    • C1, C3, C4 → inox martensitici (simili a classi 4.6-8.8 ma meno resistenti alla corrosione). 
    • F1 → inox ferritici (resistenza alla corrosione intermedia, impiego più raro).

  1. Classe di resistenza meccanica.
    È indicata dal numero dopo il trattino (50, 70, 80, ecc.) e corrisponde alla resistenza a trazione minima Rm divisa per 10. 

      • Esempio: A2-70 → inox austenitico gruppo A2, Rm ≥ 700 MPa. 
      • Esempio: A4-80 → inox austenitico gruppo A4, Rm ≥ 800 MPa

Qual è la differenza tra carico unitario di rottura (Rm) e carico di snervamento (Re o Rp0,2)?

    • Carico unitario di rottura Rm: rappresenta lo sforzo di trazione massimo che la vite può sopportare prima della rottura. 
    • Carico di snervamento Re (o Rp0,2): rappresenta il limite oltre il quale il materiale subisce una deformazione plastica permanente. In acciai bonificati non si osserva sempre un punto di snervamento netto: per questo si utilizza Rp0,2, che corrisponde alla tensione per cui si ottiene uno scorrimento plastico dello 0,2%. 

    In pratica, la progettazione di un giunto bullonato spesso deve garantire che le sollecitazioni rimangano al di sotto del limite di snervamento, in modo che la vite lavori in campo elastico, evitando allungamenti permanenti e perdita di precarico.

Come varia il comportamento della viteria alle alte temperature?

La resistenza meccanica delle viti diminuisce con l’aumentare della temperatura a causa della riduzione della resistenza dei legami cristallini: 

  • Vite 8.8: Rp0,2 passa da 640 MPa a +20 °C a 480 MPa a +300 °C. 
  • Vite 10.9: da 940 MPa a +20 °C a 705 MPa a +300 °C. 
  • Vite 12.9: da 1100 MPa a +20 °C a 825 MPa a +300 °C 

Questa riduzione deve essere considerata nella progettazione di impianti e macchine esposti ad alte temperature (turbine, forni, motori). In generale, oltre i +150 °C si devono applicare coefficienti di riduzione secondo la norma DIN EN ISO 898-1.

Qual è la corretta regola di accoppiamento tra dadi e viti?

La regola fondamentale è: la classe del dado deve essere pari o superiore a quella della vite. Esempi: 
Vite 8.8 → dado classe 8 o superiore.

Perché le viti ad alta resistenza necessitano di tempra e rinvenimento?

Il trattamento termico garantisce che la vite raggiunga la combinazione ottimale di durezza, resistenza e tenacità. 

  • La tempra porta l’acciaio a una struttura martensitica dura ma fragile. 
  • Il rinvenimento riduce la fragilità aumentando la tenacità, mantenendo alti valori di resistenza meccanica. 

Per classi 8.8, 10.9 e 12.9 la norma richiede che nella zona filettata vi sia almeno il 90% di martensite, per assicurare uniformità delle prestazioni. Senza questo trattamento, la vite non garantirebbe né il carico di snervamento né la resistenza a fatica previsti.

Quali sono le differenze tra la viteria in acciaio inox A2 e A4?

Secondo la norma ISO 3506, l’inox per viti e dadi è classificato in gruppi: 

  • A2 (acciaio inox Cr-Ni): buona resistenza alla corrosione in ambienti urbani e atmosferici, non indicato in ambienti marini o ricchi di cloruri. È il più usato in edilizia e meccanica leggera. 
  • A4 (acciaio inox Cr-Ni-Mo): grazie al molibdeno resiste molto meglio agli ambienti marini e industriali aggressivi. Ideale per impianti chimici, offshore, piscine. 

Limiti generali dell’inox: resistenza meccanica inferiore alle classi 8.8–12.9 (tipicamente simile a una 70 = 700 MPa), rischio di grippaggio (galling) durante il serraggio, da contrastare con lubrificanti o rivestimenti speciali.

Che cos’è l’infragilimento da idrogeno e perché interessa la viteria ad alta resistenza?

L’infragilimento da idrogeno è un fenomeno che porta a frattura fragile e improvvisa delle viti, senza deformazioni plastiche evidenti. Il meccanismo è il seguente: 

  • durante processi galvanici (zincatura elettrolitica, decapaggio) l’idrogeno atomico penetra nella microstruttura della vite; 
  • l’idrogeno si concentra nei difetti cristallini (inclusioni, bordi grano); 
  • sotto carico di trazione, facilita la formazione di cricche e porta a rottura catastrofica. 

Il rischio è massimo per viti con classe ≥ 10.9 e diametri grandi. Per evitarlo si usano rivestimenti senza idrogeno (zinc-flake, zincatura a caldo, zincatura meccanica) o trattamenti termici di deidrogenazione subito dopo la zincatura.

Quali sono i trattamenti superficiali più comuni per la viteria?

I trattamenti superficiali hanno lo scopo di proteggere la viteria dalla corrosione, garantire una certa estetica e, in alcuni casi, ottimizzare il coefficiente d’attrito in fase di serraggio. I principali sono: 

  • Zincatura galvanica (elettrolitica): deposito elettrochimico di zinco in spessori sottili (5–8 μm). È il rivestimento più diffuso, economico e adatto anche a diametri piccoli perché non altera gli accoppiamenti vite-dado. Offre una protezione limitata (36 h in nebbia salina alla ruggine rossa). Può generare infragilimento da idrogeno, per cui non è idonea a classi 12.9. 
  • Zincatura a caldo (HDG): immersione in bagno di zinco fuso, con spessori di 50–80 μm. Garantisce protezione anticorrosiva molto elevata (decenni in condizioni favorevoli), ideale per carpenteria metallica esposta all’esterno. Lo spessore importante limita l’uso su filettature piccole (sconsigliato < M10). 
  • Rivestimento a lamelle di zinco (zinc-flake, es. Geomet®, Delta Protekt®): deposito non elettrolitico, quindi senza rischio di idrogeno. Resistenza alla corrosione fino a 10–15 volte superiore al galvanico (>1000 h nebbia salina), coefficiente d’attrito controllato (0,09–0,14). È l’unico rivestimento idoneo anche per viti 12.9. Usato in automotive, macchine, veicoli industriali. 
  • Zinco-Nichel (Zn-Ni): rivestimento galvanico a doppia lega (10–15 μm), con resistenza alla corrosione simile allo zinc-flake, disponibile anche in nero. Non adatto per classi 12.9 perché resta il rischio di infragilimento da idrogeno. È più costoso, ma ottimo per filettature fini. 
  • Zincatura meccanica: applicazione di zinco tramite sfere in tamburo rotante, usata solo per superfici lisce (rondelle, molle). Non idonea per filetti. Resistenza simile al galvanico. 
  • Zincatura Sendzimir: rivestimento continuo su nastri di lamiera in acciaieria, ottimo per profilati e accessori ricavati da lamiera, non utilizzabile per viti o dadi. 
  • Rivestimenti estetici (nichelatura, cromatura, brunitura, doratura): usati per esigenze decorative o di design, non per protezione anticorrosiva strutturale. 

Quali sono i campi di utilizzo e le prestazioni delle viti Zebra Pias, Piasta e FABA?

Le viti Zebra Pias, Zebra Piasta e FABA rientrano nella categoria dei fastening screws per lamiere e sottostrutture metalliche o lignee e sono coperte da ETA-10/0184 sulla base dell’EAD 330046-01-0602. Ciò significa che il loro comportamento meccanico e la durabilità sono stati verificati secondo le procedure europee di valutazione, con resistenze caratteristiche riportate negli annessi dell’ETA. L’impiego principale riguarda il fissaggio di lamiere grecate, pannelli sandwich e profilati sottili su sottostrutture in: 

  • acciaio (fino a 12 mm con versioni a punta extralunga), 
  • Alluminio 
  • legno (con varianti specifiche a filetto legno o con alette per alesatura). 


I valori caratteristici di progetto riguardano:
 

  • Resistenza a taglio VR,k (determinata secondo prove di shear test su singolo strato e multistrato, con correzione dei valori in funzione delle proprietà del materiale base). 
  • Resistenza a trazione NR,k (determinata tramite pull-through e pull-out test, con riferimento a EN 10346 per le lamiere e EN 10025-1/EN 1995-1-1 per sottostrutture metalliche e lignee). 
  • Resistenza combinata N+V: valutata secondo le formule di interazione di EN 1993-1-3 ed EN 1999-1-4. 


A titolo indicativo:
 

  • una Zebra Pias Ø 4,8 mm su lamiera d’acciaio raggiunge valori caratteristici di trazione e taglio nell’ordine di 6–10 kN, 
  • una Piasta o FABA Ø 6,3–7,2 mm arriva fino a 15–20 kN, con valori di progetto ottenuti dividendo per il coefficiente parziale γM = 1,33 (se non diversamente indicato da normative nazionali). 

 

Il dimensionamento deve tenere conto delle classi di corrosione secondo EN ISO 12944-2: le versioni in acciaio zincato (A2K, A3K, Delta Seal, Ruspert) sono idonee esclusivamente per ambienti interni asciutti (≤C1); per ambienti ≥C2 è obbligatorio l’uso di inox A2/A4 o bimetalliche (Piasta); le rondelle EPDM sono qualificate per resistere a invecchiamento accelerato (1000 h in EN ISO 4892-2/-3). La vita utile di riferimento delle viti è di 25 anni, come indicato dall’ETA, in condizioni di posa conformi e scelta corretta del materiale.